San Damiano

 

Borgo di San Damiano (Burgus S. Damiani)

È l’insediamento più antico che precede di molto quello di Mercato Saraceno: tracce del periodo neolitico e testimonianze dell’epoca romana si trovano particolarmente distribuite nell’area di S. Damiano dove si presume esistesse un semplice vicus lungo la strada che da Cesena conduceva al centro romano di Sarsina ed alla stazione termale di Bagno di Romagna. Nel 972 viene menzionata, per la prima volta, la pieve di San Damiano, con riferimenti ad una parte di quei territori fino ad allora di pertinenza di Santo Stefano. Si può così dedurre che la pieve di San Damiano sia sorta in questo periodo e che in seguito ad essa siano state attribuite anche le zone di Mercato Saraceno, Montesasso, Valbriaca, Piaia, Paterno, Colonnata, Senzola, Monte Spelano, Mastro, Massa di Taibo – le quali unitamente a Rontagnano – formano, all’inizio del XIII secolo, quel nucleo territoriale creato dagli arcivescovi di Ravenna e denominato a partire dal 1303, “Terre del Podere”. Esso rimarrà in loro saldo, sorvegliato e curato possesso (tranne brevi e sporadici periodi) per circa cinque secoli e costituirà non soltanto il primario ambito di formazione ma anche l’asse portante dell’attuale giurisdizione comunale. Nel 1371 diventa “Burgus Sancti Damiani”, la cui chiesa arcipretale poggia sulle rovine di un tempio pagano. Il 1 luglio del 1153, Saraceno e Grilla, figlio e nuora del fu Alberico, donano a Leone, arciprete della pieve di San Damiano, la loro parte del mulino posto presso il ponte sul fiume Savio in territorio bobiense. Questo mulino, più volte ricostruito nello stesso punto, è tuttora visibile, sulla sinistra del Savio, presso il ponte di Mercato Saraceno. In un documento del 1258 Orabile, moglie e tutrice testamentaria del fu Giovanni Duca, alla presenza di Saraceno e Onesto fratelli del defunto, fa redigere un inventario in cui, tra l’altro, sono elencati: la casa antica di Saladino, situata vicino a San Damiano; la metà del castello di Montesasso e di Mastro; una parte del mercato del fu Saraceno, vicino al borgo di San Damiano […]. Da questi atti si evince, in tutta evidenza che Saraceno è l’eponimo del paese. Un interessante inventario redatto negli anni 1332-1333, riguardante i vasti possedimenti che gli Arcivescovi di Ravenna avevano in Romagna e nelle Marche, tratta anche delle Terre del Podere; nel documento non compare mai la località Mercato Saraceno, viene però ricordato “il mercato che si tiene in San Damiano”. Nel marzo 1334 l’Ordelaffi concorda la restituzione di vari castelli cesenati che il Calcoli, con tutto lo schieramento guelfo, aveva precedentemente occupato. Anche le “Terre del Podere” vengono coinvolte nelle lotte di parte e, il 16 aprile 1334, gli uomini di Monte Sasso, Colonnata e Mastro saccheggiano e danno alle fiamme il borgo di San Damiano e la sua pieve. Alleate con San Damiano sono invece Piaia, Taibo e Rontagnano, le ultime due tenute da Federichino dei Malatesti; è evidente quindi l’esistenza di una divisione politica all’interno dei possedimenti arcivescovili ravennati.

testo a cura di Edoardo Turci