Monte Iottone

 

Castello di Monte Iottone (Castrum Montis Glutonis)

Denominato anticamente “Castrum Montis Glutonis”, o “Montis Juitonis” (anche “Montis Quitonis”, “Monte Gioctone”), apparteneva già nel 1220 al vescovado di Sarsina; successivamente, nel 1241, Cesena, in fase di rapida espansione comunale, occupa vari castelli fra cui quello di Monte Iottone: gli abitanti sono indotti, per la paura e per le violenze subite, a giurare fedeltà e a prendere la cittadinanza cesenate. Questo legame territoriale con Cesena terminerà prima del XV secolo. Nel 1371 il cardinale Anglic Grimoard de Grisac, fratello del papa Urbano V e legato papale di Romagna, fa stilare una dettagliata descrizione geografico-amministrativa della regione. È la Descriptio Romandiole che riporta: “Castrum Montisglottoni, in quo sunt focularia XIII […] habent fortalicium seu roccham separatam ab alio castro et custodiuntur solum tempore guerre per comune Cesene”. (Il castello di Monte Iottone, è tenuto dal comune di Cesena; ha un fortilizio e Rocca con l’abitato separato dal castello con 14 famiglie ed è custodito solo in tempo di guerra). Nel 1373 il vescovo Nomai investe i Tiberti del castello monteiottonese. Nel 1404 viene citata la chiesa di “S. Stephani de Monte Ghioctoni” e per vario tempo in quella Rocca risedettero i signori Tiberti con Polidoro, la moglie ed i due figli Napoleone e Fabrizio. Qualche anno dopo (1492), fra alcuni casolari dispersi nell’erta di Monte Iottone accade un fatto riportato dal Fantaguzzi: “Monte Ghiottone, Castello delli Tiberti, questo anno dalla Ghiesa fo spianato et smantelato; et comenzò a procedere contra li malfattori; et intanto morì papa Innocenzio”. Nell’età pontificia il contrasto fra le potenti famiglie Tiberti e Martinelli provoca conflitti di parte e discordie intestine non solo a Cesena, ma anche a Monte Iottone, dove i Tiberti erano i padroni e i signori. Quando i Martinelli si trovarono esuli e tentarono in ogni modo il rientro a Cesena, nel 1496 assalirono la famiglia dei loro nemici occupando il castello di Monte Iottone e tenendo prigionieri i figli maschi di Polidoro Tiberti. Come osservava un ufficiale di Venezia, quel castello faceva parte del “territorio di Cesena” e poiché Polidoro era “ridomandato a Cesena, domandò soccorso a la preffata città”. L’intervento cesenate cacciò i Martinelli, ed i loro uomini che avevano partecipato all’occupazione del castello furono impiccati dalla comunità cesenate. I Tiberti, dal canto loro, impiccarono tre giovani contadini di Monte Iottone accusati di tradimento. Il cronista cesenate Giuliano Fantaguzzi, che fu contemporaneo a quei fatti, scrisse che essi si erano ribellati al signore perché Palmiero Tiberti aveva occupato una loro zolfatara. Quindi possiamo leggere in questa vicenda un’utile informazione circa la natura della signoria su Monte Iottone. Quando apparve sulla scena Cesare Borgia – nei Diarii del Snudo si legge che il Valentino attese a Monte Iottone l’esito della conquista di Cesena, che Polidoro Tiberti aveva fatto nel luglio 1500 per conto del duca – i Tiberti non compresero la diversa natura del senso che aveva il Valentino della feudalità e, dopo una serie di contrasti, che li vedeva sempre rifugiarsi a Monte Iottone quando i dissapori con il duca si approfondivano, nel dicembre del 1502, Cesare Borgia, spossato dalle continue stoccate ai fianchi procurate dalle iniziative dei Tiberti, fece demolire il castello di Monte Iottone, base del potere politico dei riottosi feudatari.

testo a cura di Edoardo Turci