Linaro

 

Castello di Linaro (Castrum Linarii)

Arroccato sulla sommità, come tutti i castelli dell’epoca il fortilizio di Linaro, le cui prime notizie risalgono al 1021 (per un processo qui avvenuto contro l’arcivescovo di Ravenna), era sorto a difesa dei territori del Conte che godeva la signoria del feudo. Al centro del castello era la “Rocca” dove abitava il nobile jusdicente con la sua famiglia e da dove s’impartivano gli ordini a soldati e inservienti. Quello di Linaro disponeva di ponte levatoio che, la sera, quando no serviva più ai castellani, veniva ritratto e fermato in alto contro le mura. Del castello – munito di ponte levatoio – sono rimasti segni e ruderi di mura castellane e la base di un torrione rotondo, nonché i nomi della “Rocca”, dello “Strabello” e della “Portaccia”. Munito di postierla, angusta porticina nelle mura del castello che dava adito ad una stretta scala costruita per il passaggio di una persona per volta (utile espediente all’epoca per affrontare in pochi uomini aggressioni di una certa consistenza) il castello di Linaro – come si è detto – era una fortezza. Disponeva di trabocchetti, feritoie, merli, nascondigli, segrete e camminamenti sotterranei che permettevano tanto di resistere ad oltranza agli attacchi nemici, quanto per tagliare la corda in caso di sopraffazione. I conti Aguselli di Cesena tennero per molto tempo la signoria dei feudi di Linaro e Careste; nonché della contea di Apozzo della giurisdizione del Vescovo di Sarsina. Nel 1376 il castello torna alla Chiesa sarsinate che, nel 1418 lo dà in enfiteusi al nobile cesenate Carlo de Lapi “…con uomini, coloni, censi, diritti e dignità, per 50 scudi d’oro; pagando ogni anno, come pensione, due piccole spade con guaina del valore di due soldi e mezzo”. Si ha notizia che il 24 giugno 1586, il conte Orazio Aguselli venne assalito notte tempo dentro il castello da alcuni congiurati. Capitanati da Baldazzo Baldazzi di Cesena – mercenario d’avventura – vi penetrarono con l’ingegnoso stratagemma di scalata con getto di corde uncinate. Approfittarono dell’assenza degli abitanti del castello recatisi sui campi a mietere. Orazio aveva rifiutato accomodamenti, nonostante un vecchio lo sollecitasse ad accettarli, perché “più facilmente si fora il velluto, che il pisello”. Uccisero il conte insieme al di lui figlio dodicenne, facendo bottino delle cose più preziose. Scoperti, per ordine di papa Sisto V (il francescano Felice Peretti, marchigiano), i colpevoli furono acciuffati, ricondotti nel luogo del misfatto e decapitati entro il castello, dove avevano commesso il loro delitto. A valle del castello di Linaro, non distante da San Romano, fin dal 1200, sulla destra del torrente Borello esisteva ab immemorabili una chiesa dedicata ai santi Giacomo e Cristoforo. Chiesa che nell’anno 1259 il nobile Guido del fu Ridolfo degli Arardi da Falcino, venderà con Linaro, Ciola e Petrella – popolazione, possedimenti, bestiame, censi e diritti – al vescovo di Sarsina per la somma di 300 scudi. Il Monastero di S. Giacomo dell’Ordine di S. Agostino situato “fuori di Linara, sopra la ripa del fiume Borello fra i monti sopra Cesena, in strada pubblica, lontano dal castello due tiri di moschetto, fu fondato l’anno 1477 col consenso e autorità del Papa Sisto IV”.

testo a cura di Edoardo Turci