Ciola

Castello di Ciola (Castrum Ceolae)

A Ciola, sin dal medioevo, esisteva un importante rocca, edificata in posizione fortemente strategica e a lungo vero baluardo della contea di Bobbio; fu in seguito scelta dai vescovi di Sarsina, che per secoli ne divennero i proprietari, anche come residenza, nel periodo estivo o in tempi di rivolgimenti burrascosi quale punto difensivo. Il Castello di Ciola, era “in un alto monte con una forte Rocca, alla cui custodia era proposto un castellano al servizio del vescovo di Sarsina, ai confini della Diocesi”. Già nel 1179 apparteneva a Corrado II dal quale fu ceduto alla Chiesa sarsinate che lo tenne fino al 1330, anno della sua distruzione. Ricostruita, la rocca diventò per qualche tempo proprietà delle famiglie Ordelaffi e Malatesta, per tornare poi definitivamente in possesso nel 1502 del vescovo di Sarsina. Era considerata una roccaforte a presidio del fiume Borello, lungo il confine fra il Vicariato delle Fiumane e quello di Sarsina. Nel 1371 il cardinale Anglic annota il “Castrum Ceulae” con rocca molto importante con XL focolari; con la denominazione di “Contea di Ciola” si cominciò ad indicare il nucleo dei castelli (Ciola, Cerfoglio, Musella, Monte Sorbo, Finocchio e Appozzo) governati e amministrati direttamente dal vescovo di Sarsina. Il Testi nel 1939 scriveva: “A Ciola di Mercato Saraceno […] torreggia ancora in qualche modo l’antica rocca ferma sulle sue mura castellane abbastanza conservata fra le vicende dei secoli, illustre ricordo di rifugio e di difesa dei vescovi conti di Bobbio. Si sale tuttora alla rocca dal vecchio piazzale del castello per lo scalone in capo al quale si apre l’atrio che mette nel piano principale, un tempo nobile, e si entra nella stanze che, sebbene dal tempo deperite, lasciano intravedere il passato avendo qua e là nelle pareti screpolate, che hanno subito modificazioni radicali, avanzi di stemmi e di qualche figura dei presuli augusti dalla lunga barba che la abitarono, nonché motti scritturali. All’esterno del piazzale stesso si scorgono nei muri della rocca incavature, e fermature dei ponti levatoi con relativi stabili sicurezze. Nella terrazza interna sonvi traccie e vestigia dell’oratorio o cappella vescovile dedicata a S. Michele Arcangelo. Il vescovo conte vi teneva un governatore col titolo di capitano che nei dì solenni indossava le insegne di onore consistenti in ricca divisa di stoffa nera di velluto con fascia bianca aderente alla cinta, e spalline dorate come usano oggi gli ufficiali dell’esercito. Il governatore aveva il tribunale di giustizia in I, II e III istanza con statuto approvato dal vescovo signore, e talora nel penale eseguivansi pene capitali per i più gravi delitti” […].

Testo a cura di Edoardo Turci