Bacciolino

Castello di Bacciolino (Castrum Bacciolini)

Nel 1220 Federico II concedeva alla Chiesa sarsinate “Castrum Bacciolini” cum hominibus et omnibus rebus suis”. Venuto in possesso degli Umbertini, soltanto nel 1404 essi lo rendevano alla Chiesa sarsinate che, nel 1460, l’infeudava a Napoleone Tiberti. A questi lo toglieva Gian Francesco Guidi di Bagno che però, undici anni dopo, era costretto a restituirlo. Con l’avvento di papa Leone X, il castello di Bacciolino (allo stesso modo di Monte Iottone, Linaro ed altri castelli) passarono nel 1589 sotto il governo diretto della Santa Sede. Sorgeva prospiciente il greto del Savio, sulla sommità di un rialzo, del quale rimasero pietre sparse, fondamenta, tracce di due vani interrati e l’imbocco di un camminamento sotterraneo sul versante est. A metà del ‘400 Gaudentius fu Michele lasciò per testamento cinque soldi alla chiesa di S. Maria di Bacciolino. Ancora oggi esiste sul luogo in località Palazzaccio un edificio del settecento di origine signorile con decorazioni e stucchi. Sotto di esso è presente un sistema di sotterranei a volta, appartenenti sicuramente ad un fabbricato più antico; nel 1770 vi nacque Cesare Montalti. Legati al territorio di Bacciolino sono i siti minerari della Boratella: nel 1863 ne entrarono in funzione due e nell’ottobre 1871 alcuni imprenditori britannici costituirono una società, la “Cesena Sulphur Company Limited” che acquisì alcune miniere e iniziò l’attività. La zona più feconda risultava quella della “Boratella”, anzi le “Boratelle” (Boratella I, Boratella II, Boratella III e Piavola) che si snodavano su di un unico giacimento ed ebbero una forte attività nell’ultimo quarto del XIX secolo, con un picco della produzione di 23.700 tonnellate di zolfo nel 1878. Diverse furono le compagini imprenditoriali che furono impegnate alla guida delle differenti miniere. Ci furono gli inglesi della “Cesena Sulphur Company”, la ditta Luigi Trezza, la Società Anonima Miniere Sulfuree, la ditta Giovanni Petrucci, Natale Dellamore, “Grazi e C.” e anche una compagine francese, la “Generale des Soufres”. In tale contesto i collegamenti viari rappresentavano una colonna portante del settore. Per trasportare lo zolfo verso la viabilità maggiore venne costruita ad opera della ditta Natale Dellamore una tramvia a cavalli tra Bacciolino e Boratella che si snodava per una lunghezza di cinque chilometri. Nel giugno 1872, secondo quanto riportato nella Cronaca del Sassi, una compagnia di Bersaglieri venne inviata alla Boratella per reprimere un ammutinamento degli operai.

testo a cura di Edoardo Turci